La lettera di Einstein al figlio: “Il segreto dello studio è divertirsi”

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2015-04-09_1414

Nel 1915 Albert Einstein aveva appena portato a compimento otto anni di studi intensi ed estenuanti enunciando in due pagine che sarebbero passate alla storia la sua Teoria della Relatività Generale.

A quell’epoca Einstein aveva 36 anni e viveva a Berlino con la cugina Elsa, che più tardi sarebbe diventata la sua seconda moglie. Einstein aveva già due figli, Hans Albert ed Eduard (detto “Tete”), che vivevano a Zurigo con la sua prima moglie Mileva.

Mio caro Albert,

Ieri ho ricevuto la tua cara lettera e ne sono stato molto felice. Già temevo che non mi avresti scritto mai più. Quando ero a Zurigo mi avevi detto che è strano per te quando vengo lì. Perciò penso che sia meglio se stiamo insieme da qualche altra parte, dove nessuno possa interferire col nostro benessere. In ogni caso farò in modo che ogni anno possiamo passare un intero mese insieme, così che tu veda che hai un padre che ti ama ed è pazzo di te. Da me puoi anche imparare tante cose buone e meravigliose, cose che altri non potrebbero offrirti tanto facilmente. Ciò che ho imparato con tanto duro lavoro non deve servire solo agli estranei, ma soprattutto ai miei ragazzi. Proprio in questi giorni ho completato una delle opere più belle della mia vita e, quando sarai più grande, te ne parlerò.

Mi fa tanto piacere che il pianoforte ti diverta. Insieme alla falegnameria si tratta, secondo me, del miglior passatempo per la tua età, anche meglio della scuola. Perché sono attività che ben si adattano a una persona giovane come te. Al piano, suona soprattutto le cose che ti piacciono, anche se il maestro non te le assegna. E’ questo il modo per imparare di più, quando fai una cosa con talmente tanto divertimento che non ti accorgi del tempo che passa. A volte io stesso sono così coinvolto nel mio lavoro che mi dimentico di pranzare. E gioca ad anelli con Tete, migliorerà la tua agilità. Qualche volta vai anche dal mio amico Zangger, è una cara persona.

Baci a te e a Tete,

Papà.

Salutami la Mamma.