I volti della bellezza nei popoli del mondo in 11 foto

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Milioni di perle

Tra le complesse tradizioni e rituali del popolo dei Samburu, tribù del nord del Kenya, c’è una sorta di danza dell’amore che apre il cerimoniale del corteggiamento. Quando il giovane uomo individua la prescelta, ha un modo singolare per fare il primo passo. Le getta sul viso la chioma di capelli acconciati e colorati d’ocra: è questo il segno chiaro della passione scoccata. Se lei ricambia, si aspetta in dono nuove collane di perline colorate per aumentare il fascio già abbondante che le adorna il collo.

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Giogo infernale

La tradizione delle donne giraffa del popolo Padaung ha origini lontane. La leggenda narra infatti di spiriti avversi che aizzarono contro le donne di questo popolo tigri feroci per punirlo di colpe che si perdono nella notte dei tempi. Come salvarle dalla strage? Adattando grossi anelli d’oro al loro collo, a polsi e caviglie: anelli che diventarono meno preziosi ma sempre più simbolici (di bellezza e seduzione).
Oggi la tradizione, che coinvolge bambine fin dall’età di 5 anni, ha soprattutto lo scopo di attrarre curiosi (e danarosi) turisti. Il collare applicato attorno al collo dal peso iniziale di 3 chilogrammi viene aumentato ogni due anni con un nuovo anello: il collo sotto questa morsa arriva a misurare 25-30 centimetri.

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Statua imburrata

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“Belle come statue” è l’espressione più frequente tra chi conosce le donne Himba. E in effetti le donne di questo popolo della Namibia, in Africa, fanno di tutto per assomigliare a preziose “sculture” di terracotta. A partire dal make-up: un impasto di polvere d’ocra, erbe e burro di capra che spalmano sulla pelle e intorno ai capelli intrecciati. Il composto le protegge da scottature e punture di insetto, ma soprattutto, dona loro un bel colore rossastro, considerato molto sexy. E per mantenerlo si lavano poco, anche perché purtroppo da quelle parti l’acqua scarseggia. Quando la strana fanghiglia si secca applicano un nuovo strato, rifacendosi il “trucco” anche 2 o 3 volte al giorno.3

 

Sposa d’inverno

Nella città di Ribnovo, in Bulgaria, ci si sposa solo d’inverno. I matrimoni dell’etnia Pomak sono celebrati infatti esclusivamente tra novembre e febbraio, nel corso di un rituale che si trascina per due giorni. Alla vigilia dello sposalizio, i futuri sposi sono salutati da una festante processione di ragazzini che illuminano le via della città con le loro torce.
Il giorno seguente, marito e moglie conducono una danza tradizionale, l’horo, a cui partecipano tutte le famiglie del paese. Prima della cerimonia vera e propria, la promessa sposa viene truccata con una crema bianca e lustrini colorati (secondo un rito chiamato ghelina, circondata dalla sua famiglia. Fuori, il paese in festa attende la donna, appoggiando i propri doni di nozze accanto alla dote che viene lasciata in mostra davanti a casa.4

 

Adulta e vaccinata

Quello che vedete qui è il frutto di molti anni di “lavoro”. E non senza sofferenze. Alle donne della tribù etiope dei Mursi, infatti, all’età di 15 anni viene praticata un’incisione sul labbro inferiore. Un foro che viene poi gradualmente dilatato con dischi sempre più larghi di legno o argilla. Dopo un po’ di tempo, queste donne riescono a indossare placche anche di 10 centimetri di diametro decorate a mano (come quella della donna nella foto). Un gioiello un po’ ingombrante che serve alle donne mursi per trovare marito. L’usanza secondo gli antropologi è un rito di passaggio dall’adolescenza all’età adulta. Quando il disco è grande significa che la donna ha raggiunto la maturità sessuale.

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