Bologna, una classe di soli bimbi stranieri. Scoppia il caso: “Così si rischia il ghetto”

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Una classe prima, alle medie, di soli stranieri: venti ragazzi di nazionalità diverse, dagli undici ai tredici anni. Studenti cinesi, indiani, egiziani, polacchi, ucraini, filippini. Non un solo italiano. La classe è partita quest’anno all’istituto Besta, scuola della prima periferia di Bologna, da sempre di frontiera nell’integrazione. Ed è scoppiato il caso. “Così si rischia il ghetto, siamo contrari alle classi differenziali”, si arrabbia il presidente del consiglio di istituto Roberto Panzacchi in una lettera firmata e condivisa da altri quattro genitori rappresentanti. “E’ un arretramento pedagogico e culturale”, contesta Mirco Pieralisi, presidente della commissione Istruzione del Comune, consigliere Sel.

Rincara la dose il deputato vendoliano Giovanni Paglia chiedendo un intervento del Miur (“una classe di soli stranier lede il carattere inclusivo e democratico della scuola pubblica”). “Un assurdo, questi ragazzi vanno integrati al più presto”, protesta la parlamentare Pd Sandra Zampa. E mentre la politica si divide (Lega e Pdl si schierano a favore), la scuola si difende. “E’ una classe aperta, di transizione, pensata per accogliere questi ragazzi”, replica il preside Emilio Porcaro, a difesa di un “progetto di inclusione”.