In Italia la moda delle sigarette elettroniche è già morta e sepolta: “chiudono tutti i negozi”

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La sigaretta elettronica aveva sfondato il mercato italiano: l’esigenza di risparmiare e di fumare in modo più “sano” aveva convinto i consumatori di tabacco del Belpaese da subito; ma, avverte oggi l’associazione che riunisce le imprese del settore, da quando del successo se n’è accorto anche lo Stato le cose sono cambiate. Racconta il Corriere della Sera:

Se nel nostro Paese gli «svapatori » hanno raggiunto quota 1,5 milioni (il 15% sul totale dei fumatori), sono i dati sui rivenditori a sintetizzare un mercato che, da giugno registra soltanto segni meno. A Genova, per esempio, ha chiuso il 20-25 per cento dei negozi. A Torino si è passati dal +71,9 per cento del 2012 al -2,4. Se poi si vanno a vedere le catene di franchising, ecco il bilancio parziale dell’Anafe: -123 punti vendita in soli due mesi (maggio-giugno), -99 per cento nella richiesta di nuove aperture. «La seconda metà del 2013 andrà molto male, con cali tra il 50 e l’80 per cento», spiega Massimiliano Mancini, presidente dell’Anafe da poco entrata in Confindustria.

Mancini è titolare di un’azienda che produce liquidi per le e-sigarette:
Dice che il mercato estero va benissimo, «è quello italiano che è in forte contrazione». Colpa di una «pubblicità negativa» e di una «tassazione che dal 2014 passa a un totale di 80,5 per cento».«I negozi piccoli chiudono—continua il presidente dell’Anafe— gli altri per ora resistono». Con il nuovo prelievo fiscale, poi, «a me, come produttore, conviene andare all’estero». Mancini dice che per ora non ci pensa a «delocalizzare ». Ma, ammette, «più di un’azienda l’ha già fatto: ora lavora nell’Est Europa o in Francia. E questo vuol dire centinaia, migliaia di occupati in meno».