I dipendenti della Camera vogliono 1.000 euro in più per le ex festività

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20130630_camera5-300x225I racconti sui privilegi della casta sembrano non avere fine nel Belpaese. La nuova storia è raccontata oggi da Lia Quilici su L’Espresso. In un periodo in cui si scende in piazza contro l’austerity e i tagli, in cui sindacati storcono il naso e minacciano lo sciopero contro la legge di stabilità e i lavoratori abbozzano un sorriso di fronte ai 14 euro lordi in più in busta paga. Le stanze di Montecitorio sono animate da tutt’altro problema: quello del pagamento delle ex festività che dopo la soppressione sono andate a confluire insieme ai Rol nei permessi retribuiti.

San Giuseppe (19 marzo), Ascensione (40 giorni dopo Pasqua), Corpus Domini (seconda domenica dopo Pentecoste), SS Pietro e Paolo (29 giugno), sono i giorni di festività soppresse di cui i dipendenti della Camera dei Deputati (dagli uscieri ai politici) non hanno goduto negli anni passati. Più o meno si tratta di 1.000 a testa, somma che moltiplicata per i 1.500 ‘lavoratori’ di Montecitorio costerebbe ai contribuenti 1,5 milioni di euro l’anno. Non è tutto, però.

“I dipendenti del Palazzo possono contare anche su un monte ore, determinato dagli straordinari (non retribuiti per contratto), che può essere sfruttato anche per giornate intere di relax a casa”,scrive ancora L’Espresso.