Gioco d’azzardo, chi spegne le slot paga penale. I bar vincolati da Sisal – LEGGI

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Lo scorso novembre Monica Pavesi, titolare di un bar nel centro di Cremona, ha deciso di spegnere le slot machine e privarsi così di una delle principali fonti di reddito. Come lei, diversi altri baristi hanno deciso di “salvare” i clienti, “vittime” del gioco, soprattutto disoccupati, casalinghe e anziani che passano ore e ore davanti alle macchinette “mangiasoldi”.

La Pavesi, così come gli altri suoi colleghi “pentiti”, oggi rischierebbero pesanti multe. Come scrive oggi il Fatto Quotidiano, la Sisal ha approvato un contratto col quale obbliga gli esercenti a tenere accesi ogni giorno e per tutto il periodo d’apertura, senza spostarli dall’ubicazione concordata con Sisal, gli apparecchi, in caso contrario è prevista una penale da 100 euro al giorno. Non è tutto, in caso di recesso l’esercente “sarà tenuto al versamento a favore del Concessionario di una penale di rimborso spese amministrative, di installazione e di riallocazione pari a euro 6mila per ogni apparecchio di gioco installato”, come si legge nella clausola risolutiva espressa.

Contratto che ha la durata di 9 anni, scadenza pari a quella della convenzione tra il concessionario e l’Agenzia delle dogane e dei monopoli. I nuovi vincoli si applicano sin dalla “prima giocata, raccolta attraverso gli apparecchi di gioco presenti nel Suo locale e collegati alla rete telematica della scrivente società, intervenuta successivamente al ricevimento della presente”. In altre parole, basta che il gambler inserisca una moneta nelle slot e il contratto prende il via.