Milano, la svolta della Bocconi: “Studi gratis per i nuovi poveri”

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milano-bocconi-324Dalla periferia alla Bocconi. Gratis. L’università di via Sarfatti inaugura quest’anno «Una scelta possibile»: borse di studio da 24mila euro l’anno, a copertura totale delle spese del triennio. Esonero dalle rette, vitto, alloggio, libri di testo e un personal computer in dotazione. Un’ascensore da 70mila euro che si apre ai maturandi di Milano e hinterland in condizioni di disagio economico.

Il modello, dichiarato, è la Sciences Po dell’era di Richard Descoings. Sotto la guida del rettore morto a New York nell’aprile 2012, la culla dell’eccellenza francese aveva spalancato le sue porte alle banlieu di Parigi e del mondo: studenti più che raddoppiati, da 4.500 a 10mila, e una percentuale di stranieri che sfiora oggi il 40% delle iscrizioni. Quasi uno su due. Ora la Bocconi va in cerca di matricole nelle periferie, con una selezione “attiva” che individua e valorizza i talenti frenati da una fascia di reddito insufficiente per accedere alle (elevate) tasse universitarie dell’ateneo.

I requisiti sono due. Una fascia Isee sotto la soglia di «povertà» e un buon potenziale in studi economici o giuridici. Il metro di valutazione è un colloquio, per verificare «l’attitudine del candidato. Il talento e la possibilità di crescita, al di là dei voti». Il curriculum c’entra? Sì, ma solo in parte: pagelle fitte di 8 e certificati linguistici, che determinano o condannano i tentativi di ammissione ordinari, cedono il passo a una selezione “vis a vi” che guarda in prospettiva.